L’ora di religione: spazio per dire “no” al pensiero unico

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Tratto dal settimanale diocesano “La Vita Cattolica” del 9 gennaio 2019

 

In occasione delle iscrizioni alle classi prime della primaria e secondaria di secondo grado, viene proposta dalla scuola anche la scelta se avvalersi o meno dell’insegnamento della Religione cattolica (Irc). «L’insegnamento della religione cattolica – spiega il direttore dell’Ufficio scuola diocesano, don Giancarlo Brianti –, oltre ad essere un’opportunità per conoscere la realtà, la cultura e la storia del nostro paese, è un momento di confronto importante nel quale si affrontano temi a tutto campo, da quelli che riguardano le domande di senso della vita, fino alla conoscenza del fatto cristiano e delle religioni. C’è un momento riservato all’apprendimento del contenuto ma sempre più l’ora di religione si configura come momento di confronto: un’occasione per gli alunni di esprimere le domande di senso che si portano dentro».

«In una società come la nostra che cerca di omologare tutti a un pensiero unico e a una mentalità o moda diffusa – prosegue don Brianti –. Questa capacità di senso critico, di porsi domande e interrogarsi è fondamentale».

 

In diocesi scelta dall’85%

Nell’anno scolastico 2017-18, la scelta dell’ora di religione nella diocesi di Udine è stata fatta dall’85% degli studenti, con punte del 92% nella primaria. «Il dato dimostra un consenso elevato – rileva don Brianti –, in linea con il dato nazionale, e mostra che c’è una “tenuta”, anche tra coloro che non frequentano o frequentano meno la chiesa. Questo è importante perché diventa un momento prezioso per i tanti che sono distanti dalla parrocchia, i quali però hanno qui la possibilità di confrontarsi con tematiche che riguardano la religione e i valori della vita».

Sono più elevate le percentuali di coloro che scelgono l’ora di religione nella scuola dell’infanzia (88%, ma nel dato si considerano solo le scuole statali), nella primaria (92%) e secondaria di primo grado (88%), meno alla secondaria di secondo grado (80%, ma differenze notevoli si registrano tra licei e istituti professionali). Ragionamento a parte merita quest’ultimo dato, rileva don
Brianti. Nelle superiori, infatti, pesa non poco l’attrattiva dell’«ora del nulla» rispetto a chi sceglie l’ora di religione.

 

No all’«ora del nulla»

Il vuoto lasciato dalla normativa riguardante una materia alternativa porta spesso non alla scelta di un’attività didattica e formativa proposta e organizzata dalla scuola, quindi ad un impegno di studio pari a chi si avvale dell’ora di religione, ma a un fantomatico quanto indefinito studio non assistito, che può concretizzarsi anche nel girare per la scuola nei corridoi o nel giocare con il cellulare in una stanza, o ancor di più nell’uscita da scuola.